A San Salvi C’era una volta il manicomio, poi un bel giorno siamo rimasti chiusi fuori

sansalviFirenze Parco di San Salvi. Venerdì 7 marzo alle ore 21 e 15 ritorna la Passeggiata “C’era una volta…il manicomio” di e con Claudio Ascoli. Ingresso 5 euro, posti limitatissimi e prenotazione obbligatoria.

Che cos’è? Uno spettacolo-affabulazione-denuncia alla sua replica n. 532. In quindici anni ha divertito ed emozionato oltre trentacinquemila spettatori, in piccoli gruppi di 50 persone per volta. Ogni volta è “L’ultima”, poi però San Salvi nonostante le improbabili ed azzardate ristrutturazioni resta lì, nel suo abbandono. Una storia difesa e custodita dalla sola memoria popolare che l’Associazione Culturale Chille de la Balanza ha contribuito a diffondere con sarcasmo e profondo senso civico. Claudio Ascoli non è un attore, è un professore di sociologia che spazia dalle stravaganze antropologiche alla politica passando per la ragione pratica, un maestro di vita che al termine di ogni visita 49 persone su 50 avrebbero voluto a scuola in cattedra, l’altro, il 50°, è invece convinto di averlo avuto veramente come insegnante.

Molti spettatori ritornano a distanza di anni, perché la Passeggiata raccoglie e rimanda anche l’attualità politica come a mettere in relazione la tragica storia del manicomio con quella dei nostri giorni. Ascoli allarga il suo sguardo sulle tante realtà ex-manicomiali (alcune trasformate in resort turistici, altre ristrutturate cancellandone la memoria); ma innanzi tutto non dimentica San Salvi: il suo passato, il decennio 68-78 culminato nella legge Basaglia, l’oggi e soprattutto il suo futuro prossimo, proprio mentre si susseguono strane voci di riconversione dell’area e chissà…

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Ha scritto Claudia Vitale  in un recente saggio sulla Passeggiata: “La passeggiata a San Salvi è un vero e proprio viaggio che vive di vuoti, di silenzi, di assenze e di cose invisibili. È un percorso umano che non si conclude alla fine delle due ore ma che ha inizio proprio in quel momento, quando ciascuno torna a casa, nel buio. Pieni sono i vuoti dei corridoi e delle stanze, nero il bianco delle pareti che ha cancellato i graffiti e i disegni dei matti, assordante il silenzio nella stanza a quattro volte che impediva la comunicazione e in cui venivano rinchiuse le ragazze-madri e i loro figli, colmo di cose il lungo spezzone in bianco alla fine del video su cui si immaginano proiettati i desideri, le gioie e le fantasie di quel volto di donna che ci sorride e ci fa cenno con la mano; felice per un istante di essere amata. Il viaggio, tutto introspettivo, si nutre di stranezze, di paradossi che capovolgono la logica e l’ordine, quei due concetti-chiave con cui gli psichiatri e gli architetti hanno costruito San Salvi. In nome dell’ordine, della logica, della normalitàsono stati rinchiusi – arbitrariamente- dissidenti politici, omosessuali, ipocondriaci, depressi, poeti, nevrastenici, donne, uomini, bambini. In nome di quella stessa sana normalità e – così l’amara ironia di Ascoli – nel rispetto di quella legge liberale che vuole appunto liberarsi del diverso – la suddivisione dei malati non veniva fatta in base al disagio mentale bensì secondo il loro luogo di provenienza, in base a quella stessa sana normalità ai matti ricchi e alle loro famiglie veniva offerta una spaziosa camera con bagno, con una bella vista sul camino/forno crematorio e persino un rimborso per i giorni non goduti. A San Salvi tutto è capovolto: chi è sano viene rinchiuso, chi ha qualcosa da raccontare viene messo a tacere, ciò che conta viene cancellato, ciò che dovrebbe restare viene demolito. Ogni viaggio a San Salvi è dunque sempre un’esperienza aperta e in divenire alla  – dolorosa  – scoperta della complessità dell’essere umano, della sua capacità di violenza e della sua solitudine. Claudio Ascoli ha un compito arduo e coraggioso, è guida umana e poeta, stoico custode di memorie, umile voce di storie mai dette, di uomini e donne prigioniere”.

San Salvi continua a vivere nei “Tetti Rossi” della letteratura per ragazzi, lì dove Collodi Nipote rinchiude Sussi e Biribissi rei di voler andare al centro della Terra passando per i sotterranei di Firenze. San Salvi vive nel ricordo della gente, di chi ha visto e di chi non c’era ma lo ha saputo. Un bel giorno hanno semplicemente aperto il cancello e sono scappati tutti, ma poi sono tornati perché la sicurezza del luogo, il senso di familiarità che l’inconscio percepisce ne ha fatti tornare tanti a girovagare per anni tra i vialetti. I matti, ma dove vivono i matti e chi sono? Hanno troppo da dire, poco da dire, parlano e non si ascoltano? Pensano di poter gestire la propria vita ed invece se la complicano, spavaldi pronti a tutto compiono azioni prive di senso e sono in realtà dei gran fifoni, ma non lo sanno. Un bel giorno hanno chiuso il cancello e siamo rimasti tutti fuori.

Antonio Lenoci

 

Informazioni e prenotazioni: 055 6236195, info@chille.it,www.chille.it

Io sono come un pianoforte con un tasto rotto
L’accordo dissonante di un’orchestra di ubriachi
E giorno e notte si assomigliano
Nella poca luce che trafigge i vetri opachi
Me la faccio ancora sotto perché ho paura
Per la società dei sani siamo sempre stati spazzatura
Puzza di piscio e segatura
Questa è malattia mentale e non esiste cura

(Ti regalerò una rosa – Simone Cristicchi)

 

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