Sant’Orsola, uno sguardo all’interno del Convento fiorentino abbandonato

 

IMG_20140213_010837Sant’Orsola, ex Convento fiorentino destinato a diventare area residenziale. Ultimo atto di una tragedia urbana lunga decenni. Comune di Firenze, Provincia di Firenze e Regione Toscana avrebbero raggiunto un accordo dopo una sequela burocratica degna delle inchieste all’italiana: quelle dove il bene pubblico sparisce all’occhio del cittadino e se ne perdono le chiavi.
Mantenerne la destinazione culturale, questo avrebbero voluto il presidente della Provincia Andrea Barducci e l’assessore all’urbanistica Giorgetti: ma il project pensato è andato deserto. Meglio dunque offrire al buon samaritano di turno (leggesi privato con tanti soldi) di proporre qualcosa, qualsiasi cosa e mettere sul piatto 30 milioni.

Il centro storico di Firenze, Patrimonio dell’Umanità viene additato per il degrado, una nomea triste, per certi versi ingiusta, ma non tanto quando si parla di questo quadrilatero, tra via Panicale, via Guelfa e via Taddea. Qui all’ombra di casa Collodi sia i commercianti che i cittadini si sono trovati d’accordo. Non si è trattato di lottare tra poveri o di trovare il colpevole dei rumori molesti, dei cattivi odori. Qui c’è un ‘vicino’ scomodo, che non ha il tetto e non ha il pavimento, come nella canzoncina per bambini l’indirizzo è “via de’ Matti al numero zero”.

piantafiFirenze è cresciuta assieme alle sue mura, e fuori da ogni cerchia muraria nel corso dei secoli si è avvicendato un contado, fatto di chiese e di comunità. I borghi che oggi leggiamo nella toponomastica, erano veramente delle aree di frontiera. C’erano ovunque case torri, ma c’erano anche le torri vere e proprie che servivano per controllare cosa si muovesse fuori dalla città. Di tutto questo già ai tempi della realizzazione di sant’Orsola era rimasto poco. Sant’Orsola è stata un Convento fino all’800 poi è diventata Manifattura Tabacchi e successivamente stabile adibito al ricovero di esuli dal nord-est d’Italia. Dopo lo sgombero lo stabile che ancora ospitava l’odore tipico del tabacco lavorato, è stato sigillato. Dopo anni e la proprietà demaniale al Ministero delle Finanze, ecco la proposta di farne un parcheggio. Si è scavato nei sotterranei che si sono presto allagati offrendo a Sant’Orsola anche la possibilità di diventare una zattera in mezzo alla città. Di questa geniale operazione ne ha parlato recentemente il professor Silvano Vinceti che si è occupato degli scavi per la ricerca dei resti mortali di Lisa Gherardini del Giocondo. Personaggio discusso, il Vinceti ha contribuito a portare gli occhi del mondo dentro Sant’Orsola restituendole e conferendole nuova vita ed interesse culturale. “Abbiamo potuto scavare dove ancora vi erano i resti delle fondamenta, in altri posti, come l’area dei garage non potremmo mai più sapere cosa vi fosse” ha avuto modo di sottolineare il presidente del Comitato per la Valorizzazione dei Beni culturali.

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Sotto la vecchia sagrestia sono stati ritrovati vani interessanti costituenti le antiche cripte. Il basamento del vecchio altare ha mostrato l’antico volto della chiesa in cui pregavano le monache, ha dato modo di ricostruire l’abside e la struttura. I chiostri ed altri ambienti potrebbero offrire ulteriori interessanti motivi di scavo e di studio. Perché, diciamo la verità: tolti gli scavi, di attraente resta ben poco. Nel corso degli anni il cemento si è intrufolato ovunque e le travi di ferro hanno preso il posto dei piani e dei soffitti. C’è un grande contenitore che potrebbe diventare un albergo, con ristoranti e magari qualche monolocale da assegnare, per graduatoria o secondo la legge del migliore offerente, ma di culturalmente rilevante cosa resterebbe a Firenze?

Sessantamila metri cubi di volume inserito in un contesto demografico delicato e segnato fortemente dalle vicissitudini politiche e sociali di Firenze: una popolazione di vecchi quella del centro storico. Se non prime case, per lo più gli appartamenti sono vuoti od affittati a studenti e stranieri. I residenti hanno più di 65 anni ed i giovani sono altrove. Ma non sono mancate le associazioni di zona come Insieme per San Lorenzo che si sono battute affinché il bene tornasse di uso pubblico.

Presidente del Quartiere 1 è stato negli anni anche il professor Franco Cardini che ha studiato Firenze e scritto tanto per i fiorentini e per i turisti affinché conoscessero ciò che la città può offrire ancora oggi. Non solo il Rinascimento. Non è dunque questione di preparazione o di sensibilità, il problema è strutturale. Se oggi Sant’Orsola si piega sotto al peso del tempo e sono necessari lavori urgenti di manutenzione che costano alla collettività è perché l’indifferenza ha vinto sul senso estetico, e la burocrazia ha fatto ostruzione sul senso pratico.

Antonio Lenoci e Angela Brioschi

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