Carlo Verdone a Firenze, tra Alberto Sordi e la sua Buona Stella

Al Teatro Cinema Odeon di Firenze per il progetto Lions Academy ideato dal governatore Fiorenzo Smalzi ospite Carlo Verdone per parlare di Cinema partendo da Alberto Sordi. Il documentario dei fratelli Verdone dedicato al maestro romano attraversa la carriera del grande attore e regista italiano toccandone i luoghi di nascita e di vita, i personaggi e le pellicole più belle e rapprasentative di un uomo e di un’epoca entrata di diritto nella storia. “E’ entrato nel Cinema con la sua dirompenza”  racconta di lui chi lo ha conosciuto agli esordi “Ne è uscito in punta di piedi e con discrezione” spiega Carlo Verdone.

giglio_firenzebonalaprimaChristian De Sica nel documentario parla di battute che non funzionerebbero più perché era un’altra società in cui il pollo della domenica aveva un significato ben preciso di un disagio economico e poteva far ridere se vissuto in un certo modo. Ma era anche un cinema in cui De Sica padre e Sordi potevano improvvisare scene cult con Tina Pica messa alla porta con eleganza, con Franca Valeri impegnata in un ballo irripetibile frutto della fantasia mimica di Sordi.
Dove Fellini e Sordi potevano girare e poi tagliare una scena in cui Sordi dice ad un non vedente “Cieco spostati che non vedo nulla”. Sordi ne Il Marchese del Grillo recita il sonetto “Io sono io e voi non siete un cazzo” rappresentando quella cattiveria scenica che poi non si riscontrava nella vita in cui Sordi era invece generoso ed estremamente rispettoso dei ruoli. Andy Warhol chiese a Sordi – ricorda Vanzina che fece da interprete nell’estemporanea intervista – come facesse a passare da un personaggio all’altro “Ah, questo vuol sapere? Beh io me metto er cappello da vigile, poi me metto quello da tranviere..” uno schock per il sistema artistico americano fatto di immedesimazione nel personaggio, mentre il personaggio era sordi, e restava sempre Sordi a prescindere dal ruolo. E poi ancora Claudia Cardinale e Gigi Proietti, tutti con un ricordo autentico di Sordi.

verdone_fisVerdone dopo la visione del documentario saluta Firenze che tutti collegano al regista romano per il personaggio di Ivano che in Viaggi di Nozze sale su una sedia sul tetto dell’albergo ed ammira il panorama non riuscendo ad individuare lo Stadio “sappiate che nel prossimo film in uscita a breve “Sotto una buona stella” riprenderò due punti di Firenze, il Tepidarium di Roster illuminato ed un bacio memorabile un po’ da cartolina, ma dall’effetto assicurato perché al tramonto, con il lungarno illuminato, vi piacerà”.

Una Firenze che Verdone conosce nei primi anni ’80 quando dopo aver già girato Un sacco bello e Bianco Rosso e Verdone è chiamato a recitare al Teatro Niccolini “Ho passeggiato per Firenze ieri sera e sono rimasto affascinato, mi hanno detto che il Niccolini nel frattempo ha chiuso.. riapritelo, fate di tutto per riaprirlo, è un peccato quando chiudono teatri, cinema e librerie”
“Il mio spettacolo sarebbe dovuto durare una settimana, invece poi è durato un mese. Ma l’aneddoto che ricordo è che al Minerva avevo la camera, una modestissima camera ero agli inizi, sopra quella di Mario Merola. Dovete sapere che lui aveva un tono di voce altissimo ed iniziava a parlare al telefono la mattina presto quando io invece avevo fatto tardi e mi ero addormentato verso le 3. “C’ha itt chell? Digl ca’ Mario Merola ha detto No!” aveva questa mania di impartire indicazioni a voce alta. Io chiesi aiuto alla reception, ma mi dissero che non potevano farci nulla e che avrei dovuto parlarci io. Lo fermai per le scale e lui pensò che volessi l’autografo invece molto carinamente feci capire che il tono di voce era troppo alto, ma lui mi disse solo: “Quello è o’ ton mii”. Anni dopo dissi che lo avrei voluto come padre nella commedia Gallo Cedrone, la cosa uscì sul Messaggero e lui mi mandò un ambasciatore ad un festival con una pastiera di dimensioni esagerate “Me-ro-la la rin-gra-zia per a-ver pen-sa-to a lui” mi disse il tipo arrivato in Mercedes da Napoli. A quel punto mi sentì in obbligo di inserirlo nel copione, ma la cosa poi non si fece”.

Un Verdone che torna indietro nel tempo e che guarda con malinconia al futuro, che parla di se stesso come uno che è riuscito a sopravvivere negli anni “Perché non mi sono preso troppo sul serio, perché ogni film lo vivo con il patema d’animo visto che un errore ti è concesso, ma due no. Ho degli hobby, adoro la musica Rock e come Sordi non ha conservato foto dei colleghi attori nonostante ne abbia incontrati tanti, anche io non ostento il cinema a casa mia, ma ho una mensola piena di foto con rock star. Ho ammirato gli altri, ecco. Ho avuto ed ho amici ed interessi e questo mi ha aiutato ad andare oltre. Non voglio morire di cinema

Lavoro nel cinema.  “Mancano le opportunità per i giovani talenti. Il mio gruppo di lavoro che dura tre mesi l’anno è composto da 50 persone, ma anche per quest’ultimo lavoro ho trovato giovani nuovi che sicuramente richiamerò perché si sono comportati benissimo. L’inserimento di attori giovani aiuta anche me, è fisiologico quando cresci. Non puoi pensare di fare sempre la solita parte, devi sottostare alle leggi del tempo altrimenti risulti patetico. I giovani apprendono da noi. Se mi sento un maestro? Nel mio piccolo cerco di dare qualcosa, ma anche loro offrono qualcosa a me è questo interscambio che permette alla vita di funzionare, non a caso tengo particolarmente al rapporto tra genitori e figli”.

La Cultura in Italia. “Spero che l’Italia possa investire maggiormente in cultura. La Francia ed anche il Portogallo investono più di noi. Assurdo se pensiamo che noi potremmo vivere di cultura, ma non vi insegno niente a voi fiorentini che avete nel turismo l’entrata economica principale. Matteo Renzi ha letto la Legge francese per il Cinema? Non sarebbe un male se la recepisse. Per adesso siamo qui costretti ad assistere a vere e proprie riunioni di condominio mentre si sgretolano Pompei ed il Colosseo, tutto questo è assurdo”

Verdone è uno dei registi che ha saputo utilizzare i veri grandi caratteristi “Vero, lo ammetto. Purtroppo non li trovi più. Ce ne sono tra gli indiani, gli albanesi, i rumeni e lì attingiamo perché il mondo è cambiato. Ma Fabrizzi non ce ne sono più. Ricordo quando la Sora Lella vinse il Nastro d’Argento con un mio film, alla premiazione apparve Aldo che avevo ammirato ma non avevo mai conosciuto. Mi diede una pacca sulla spalla e mi disse “Senti, ma perché hai fatto fare l’attrice a mì sorella? Quella è buona solo a fare da magnà, bell’acquisto che hai fatto” io pensai, ma come, stiamo andando a ritirare un premio. Lo dissi a lei che mi rispose “E’ un brontolone”… ma come, ma non si fa “E’ invidioso” si, ma non è corretto “E’ pure un po’ stronzo” e così via..” tra le risate del pubblico fiorentino.

“Io non riesco a pensare il Cinema a prescindere dall’osservare la vita di tutti i giorni. Anche La Grande Bellezza che forse arriverà all’Oscar non è un omaggio a Roma, ma l’osservazione della società italiana, con gli eccessi e l’umore nero, con le fragilità, il disagio, reso benissimo dal regista, uno dei nostri migliori e dal cast. Io non riesco a pensare alla satira politica, di cosa volete parlare, quale satira vuoi fare? La lascio volentieri ai colleghi, tutti bravi anche se qualcuno funziona meglio e qualcuno è un po’ più noiso, ma non me ne occupo”

verdone_fiIl pubblico di Firenze rende omaggio a Verdone, lo ringrazia per gli esordi nel 1979 e per le oltre 20 pellicole realizzate negli anni che hanno contribuito a mettere in risalto molti difetti degli italiani arrivati ad ironizzare su se stessi con spirito critico. “Sei uno di famiglia, un buono” dice un signore tra il pubblico. “Io ringrazio voi” dice Verdone prima di essere assalito per gli autografi. Si è fatto tardi ed il treno per Roma lo aspetta a Santa Maria Novella. Cerca il cappotto e sguscia via da una uscita laterale dell’Odeon. Lo ritroviamo alla Stazione con sua e nostra sorpresa e nonostante il treno in partenza, con estrema disponibilità, si concede al nostro microfono.

Antonio Lenoci

Video: Rossella Dacci

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