Gianfranco Monti e la sua Fiorentina, chiacchierata con l’amico tifoso

Abbiamo incontrato un grande tifoso viola che è entrato in punta di piedi nel cuore del suo pubblico per la sua simpatia, per l’incredibile disponibilità ed umiltà che regala ogni volta che, microfono alla mano, presenta iniziative ed eventi nella sua Firenze e non solo. “Ho fatto di Firenze il mio stile di vita – ci racconta Gianfranco Monti – con il mestiere che faccio avrei potuto cogliere alcuni inviti ricevuti in questi anni e trasferirmi stabilmente a Roma o Milano. Non ce l’ho fatta, ho preferito Firenze. Come Carlo Conti, come Leonardo Pieraccioni, come tanti colleghi che assieme a me sono cresciuti nel mondo dello spettacolo alla prima occasione ci ritrovate ancora qui, sotto la cupola del Brunelleschi”.

gianfranco_monti_aMa come siamo noi fiorentini? “Siamo tremendi siamo parecchio strani. “Noi bottegai”, ma non sempre è detto in senso negativo, anzi. Mi piace la fiorentinità critica, diretta, genuina.
Poi c’è questa particolarità che mi fa impazzire: fuori da Firenze difendiamo con le unghie e con i denti la nostra città e la nostra squadra “Guai a chi parla male di Antognoni” direbbe Pupo, però poi quando siamo qui siamo i primi a lamentarci di tutto.. oh ma proprio di tutto”

“Siamo dei veri rompicoglioni. – sorride – Mi è capitato di passeggiare dopo cena con dei giocatori della Fiorentina, così chiacchierando amichevolmente per strada mi son sentito dire “Venvia portalo a casa che domenica si gioca e si vole vincere!”. Capito?
A Milano mi capita di uscire con Giampaolo Pazzini, camminiamo serenamente. Se a Firenze fissi con Gonzalo Rodriguez non riesci a fare due metri per scendere dal marciapiede.
Però vi racconto questa, così si capisce l’affetto che c’è dietro a tutto questo: Massimo Gobbi mi ha confessato che a Parma da questo punto di vista si sta bene, è una realtà pacata e tranquilla, ma sapete cosa mi ha detto? “Sai Gianfranco.. mi manca Firenze”. Capito?

Firenze è anche Fiorentina, negli ultimi tempi è accaduto qualcosa, può darsi che si sia creato uno spirito di gruppo che è uscito dallo spogliatoio ed ha abbracciato l’intera città? “I Della Valle hanno portato qualcosa di nuovo e di diverso, hanno fatto una vera e propria formazione alla tifoseria educandola a dei principi che sono talmente buoni e giusti da far arrabbiare gli invidiosi. Probabilmente sono arrivati qui con l’idea di acquistare una piazza storica, un nome vincente dal punto di vista del marketing, per la moda, il gusto, la cultura, giustissimo. Poi però si sono innamorati. Esagero? Vedrai qualcosa è successo perché oggi Andrea Della Valle te lo potresti ritrovare in Curva Fiesole ad urlare con i ragazzi. E’ un ultrà, dammi retta. Si è sposato con Firenze, è entrato nel tessuto sociale e nel meccanismo dei cuori viola”.

Cuori pieni di entusiasmo ma anche glaciali: “Guarda, a Riccardo Montolivo ho detto spesso che essere criticato a Firenze è un motivo di orgoglio. Qui è l’indifferenza la vera cattiveria. A Firenze odio è amore. Non sto scherzando, è proprio così. Troppa attenzione sulla squadra? E’ vero, ma siamo così, la gente si aspetta questo. Se camminando per strada vedi che quasi non ti salutano e vanno dritti al sodo “Oh ma Gomez?” allora capisci. Qualche domanda te la fai. Ma la risposta più bella ce l’ho: 28mila tifosi in C2. Brividi. Se c’è bisogno di rimboccarsi le maniche nessuno si tira indietro. Prendi tutto il pacchetto, nel bene e nel male. Ci sono persone capaci di urlare contro tutto e tutti dalla tribuna per un passaggio sbagliato (io per primo).. però c’è chi darebbe la moglie per una cena con Borja Valero. Io no eh.. io amo la mì moglie. Amo anche la Fiorentina, forse di più.. Amo più la mì moglie, non scrivere che amo più la Fiorentina”

C’è sempre un momento in cui tutto ha avuto inizio. “Ho 55 anni. Mi ricordo che avevo 8 anni quando entrai per la prima volta all’Artemio Franchi, una giornata orribile, pioveva e faceva freddo. Ma non dimenticherò mai tutta quella gente, l’erba verdissima del campo di gioco. In campo c’era Concetto Lo Bello, una istituzione. Fu una di quelle giornate che ti cambiano la vita e te la segnano ed insegnano.
Ricordo che costrinsi mia mamma a portarmi due volte alla settimana ad aspettare i giocatori dopo gli allenamenti. Sarti, Merlo, Chiarugi erano tutti dei modelli ed io cercavo la foto come fosse un regalo. Avevo 9 anni quel giorno in Curva Fiesole per il nostro Scudetto. Purtroppo a saperlo che sarebbe rimasto solo quello me la sarei goduta ancora, ancora e ancora di più”.

Adesso quegli idoli sono amici di tutti i giorni. “C’è un rapporto stupendo con molti di loro, da Desolati ad Antognoni fino agli ultimi arrivati. Ogni volta che mi propongono di partecipare ad eventi benefici, a serate organizzate nel segno della solidarietà non mi tiro mai indietro. E’ un onore, ma anche un divertimento poterci essere. Il bello di Firenze è anche saper trovare attraverso la Fiorentina, che può non unire tutti nel segno del tifo, un momento di aggregazione sociale pazzesco, bellissimo, da vivere

Antonio Lenoci

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