Da Firenze Pitti promette colore per lui e per lei. Basterà a rilanciare il Made in Italy? Le nostre Foto

IMG_20140109_121711C’è ancora chi si ostina a chiamarlo il tempio dell’eleganza maschile; ma l’eleganza, quella autentica del gentleman vecchia maniera che mai rinuncerebbe a un abito scuro di buon taglio, che sa distinguere quando indossare un tight e quando uno smoking o anche solo un buon vecchio gessato non è pervenuta.

Tutto il resto è ammesso, concesso, tollerato, persino la noiosa sobrietà è perdonata a Pitti purché si manifesti a intermittenza.

Di look stravaganti se ne sono visti molti alla Fortezza da Basso per questa 85esima edizione di Pitti Uomo  ma anche in giro per la città: uomini avvolti in lunghe mantelle, strizzati in pantaloni fluo o fasciati in completi tartan giallo paglierino o rosso scarlatto in pendant con il colore del calzino che fuoriesce da un pantalone non più lungo della caviglia.  Una passerella naturale che qualche volta ha rubato la scena a quelle vere degli stilisti con i tanti fotografi e blogger d’ogni sorta pronti a immortalare in uno scatto la mise più originale. Pitti è anche questo e ci piace così.

L’Urban style ormai va per la maggiore, cosa voglia dire veramente vattelappesca. Quel che è certo è che la normalità non va più di moda da un pezzo almeno in fatto di abbigliamento maschile, meno che mai a Pitti, e così anche quando si opta per una giacca a doppio petto il completo prevede un modello di pantalone harem, vale a dire con il cavallo basso (collezione black di Antony Morato).

porta_cappotto
Sulla passerella Diesel il maschio si fa borchiato e si strizza in completi di pelle nera, da Cor Sine Labe Doli indossa papillon e pochette di porcellana, da Giuseppe Zanotti sneaker di nabuk scrivente color rubino con tanto di catenone e swarovski incastonati. La moda del kilt scozzese non conosce più confini ormai e l’uomo in gonnella non scandalizza più nessuno. Per i giovanissimi (si spera!) ci sono sempre le t-shirt di Happiness in cotone un po’ sformato in cui campeggia una stampa o una scritta irriverente. Ovunque domina il colore e i calzini non si fanno mancare niente. Per i meno stravaganti niente paura: l’alta sartoria italiana non si è estinta, non ancora. Tra le linee che debuttano quest’anno c’è la toscanissima Andrea Neri. Ad apprezzare di più la lunga tradizione manifatturiera made in Italy sono gli orientali, la cui presenza tra i padiglioni della Fortezza di Firenze si è fatta notare; loro i giapponesi sono stati i più attenti, i più curiosi e anche i meglio vestiti.

Dopo il successo dello scorso anno, questa 85esima edizione ha inglobato un intero lotto in rosa. Il PittiW: 70 espositori di moda femminile che hanno mostrato anteprime delle prossime collezioni invernali ma anche con qualche anticipazione per la prossima estate. Luccichii e tanto colore per lei che si prepara ad affrontare il prossimo Natale con una pelliccia fluo o camouflage. Già, il camouflage, se qualcuno aveva pensato o sperato che dopo aver contaminato praticamente tutto adesso potesse tornare in soffitta per qualche lustro, se lo vedrà ripropinato ancora, e ancora. Al massimo lo si vedrà alternare al leopardato, e qui mi taccio.
I gioielli diventano sempre più vistosi e floreali, per l’estate saranno etnici (Hipanema) Tra le calzature ci sarà ancora spazio per l’anfibio, magari reso più chic da dettagli gold. E se quello appena trascorso è stato l’anno del cappotto oversize, il 2015 vedrà il ritorno del piumino , sportivo o casual, nero o coloratissimo. Qualcuno però non volendo rinunciare al capospalla ha optato per infilare l’uno nell’altro.

Un’edizione questa di Pitti Uomo che è stata organizzata con l’ambizione di competere con l’eterna rivale londinese tanto che da quest’anno Firenze farà squadra con Milano per aumentare le quotazioni della moda italiana e riportarla a livelli competitivi mondiali. Niente più sovrapposizioni dunque tra Pitti Immagine e Camera della Moda Italiana, ma basterà?
I dati ufficiali della manifestazione appena conclusa parlano di 21mila compratori e 30 mila visitatori in totale. Il dato più incoraggiante sembrerebbe quel +4% di compratori italiani, una percentuale timida ma fiduciosa verso la ripresa del mercato interno che tornerebbe a fare leva sulla moda italiana.
Eppure tra gli addetti ai lavori, ovvero chi dalla moda trae sostentamento, non sono mancate delusioni e perplessità per una rassegna che di vendibile aveva poco, con nessuna punta di diamante, con poco o nulla di veramente originale e troppo di stravagante. A far discutere anche la data d’inizio della rassegna a ridosso dell’inizio dei saldi e in coincidenza con il capodanno ortodosso che perciò ha impedito l’arrivo dei buyer russi, riserva preziosissima per il fashion nostrano.  Il dubbio insomma è che a tanto show non corrisponderanno roboanti ordini.
La parola adesso passa a Milano.

 Filomena D’Amico

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