Arrivano i Saldi, ecco tutti i consigli utili da parte degli addetti ai lavori

 

IMG_5241Per chi non si è mosso in anticipo, scatterà domani, sabato 4 gennaio, la corsa ai saldi.
Confcommercio Firenze calcola che ogni famiglia spenderà, di media, 340 euro per l’acquisto di capi d’abbigliamento, calzature e accessori. 148 euro invece è la spesa calcolata per ogni fiorentino.
I saldi rappresentano un’ancora di salvezza per sempre più persone che, a causa della crisi, non possono comprare buoni capi d’abbigliamento a prezzo pieno. Basti pensare che il reddito disponibile reale è tornato ai livelli di 27 anni fa e che il 66% degli italiani si dichiarano sfiduciati.
Ci sarà, secondo Aduc, un piccolo ma significativo “boom” delle vendite nel primo week-end (4-6 Gennaio), soprattutto nei centri storici e nelle città d’arte che potranno usufruire dei flussi turistici del periodo, poi si assisterà ad un calo fisiologico destinato a stabilizzarsi nelle settimane successive.

 

“C’è grande attesa – dicono da Confcommercio Firenze – perché i saldi rappresentano un quinto del fatturato di tutta la stagione. Insomma, dopo un periodo fiacco potrebbe finalmente aprirsi uno spiraglio”. Di media verranno applicati sconti del 40%, che invita tutti i commercianti al rispetto delle regole. “E’ giusto che i furbetti vengano sanzionati”.

 

Un utile vademecum per approfittare al meglio degli sconti:
1. Cambi: la possibilità di cambiare il capo dopo che lo si è acquistato è generalmente lasciata alla discrezionalità del negoziante, a meno che il prodotto non sia danneggiato o non conforme. In questo caso scatta l’obbligo per il negoziante della riparazione o della sostituzione del capo e, nel caso ciò risulti impossibile, la riduzione o la restituzione del prezzo pagato. Il compratore è però tenuto a denunciare il vizio del capo entro due mesi dalla data della scoperta del difetto.
2. Prova dei capi: non c’è obbligo. E’ rimesso alla discrezionalità del negoziante.
3. Pagamenti: le carte di credito devono essere accettate da parte del negoziante qualora sia esposto nel punto vendita l’adesivo che attesta la relativa convenzione.
4. Prodotti in vendita: i capi che vengono proposti in saldo devono avere carattere stagionale o di moda ed essere suscettibili di notevole deprezzamento se non venduti entro un certo periodo di tempo. Tuttavia nulla vieta di porre in vendita anche capi appartenenti non alla stagione in corso.
5. Indicazione del prezzo: obbligo del negoziante di indicare il prezzo normale di vendita, lo sconto e il prezzo finale.

 

Tra Svendite, Promozioni Eccezionali e Svuota Tutto, oramai i saldi sono fuori controllo. Perché non liberalizzarli? “Sarebbe sicuramente un bel regalo per Outlet e GDO!” sostiene Franco Frandi, Presidente provinciale Fismo Confesercenti, “dato che le nostre piccole attività, spesso a conduzione familiare, non potrebbero certo competere con questi colossi sul fronte della promozione delle vendite a basso costo”.“Siamo consapevoli”, continua Frandi “che l’attuale normativa debba essere riformata e rivista anche per tamponare il sempre più evidente fenomeno dei “furbetti dello sconto anticipato”, ma certo non si può negare che i saldi costituiscono, ad oggi, ancora una straordinaria promozione (a costo zero!) per i nostri negozi di vicinato”.“Ci appelliamo pertanto alla politica e a chi esercita la funzione di governo del territorio: il “fai da te” dei saldi non ci interessa, ci si concentri invece sui veri provvedimenti di semplificazione per le imprese!”

 

Confconsumatori segnala alcuni suggerimenti che possono evitare qualche delusione:

 

1) comprate possibilmente in negozi abituali, sarà più facile accertarsi della convenienza, peraltro nelle città in cui i saldi non sono ancora avviati è opportuno fare un giro nel negozio prima dell’avvio della stagione onde verificare il prezzo del bene che interessa.
2) Conservare lo scontrino perché il negoziante è obbligato a sostituire l’articolo difettoso anche se vi sono cartelli con dicitura che i capi in svendita non si possono cambiare.
3) E’ obbligatorio esporre nel talloncino il prezzo pieno, la percentuale di sconto ed il prezzo scontato.
4) Confrontate, anche durante i saldi, i prezzi dei vari esercizi.
5) Verificate che l’etichetta del capo d’abbigliamento contenga la composizione e le istruzioni per la pulizia.
6) La merce a saldo deve essere tenuta fisicamente separata da quella a prezzo pieno.
7) I negozianti sono obbligati ad accettare il pagamento con carte di credito anche con i saldi; in caso di rifiuto non acquistate il bene e segnalate il caso per scritto alla società servizi interbancari e ad un’associazione di consumatori.
8) Il consumatore ha diritto di provare i capi, esclusa la biancheria intima.
9) Attenzione ai saldi superiori al 50% potrebbero nascondere fregature, come ad esempio merce dell’anno passato, il che potrebbe essere ugualmente un buon affare purchè il negozianti informi il cliente.
10) Attenzione poi, non farsi ingannare da false informazioni, la garanzia per vizi e difetti è di due anni secondo il decreto legislativo 24/2002.

 

Per ADUC  i consumatori, con il comportamento del non-acquisto, hanno cominciato a far valer il loro potere, convincendo i commercianti che, se vogliono vendere, devono prima di tutto avere prezzi concorrenziali. I saldi rappresentano un appuntamento, in modo particolare per l’abbigliamento. Il decalogo che segue elenca una serie di accorgimenti -prima, durante e dopo l ‘acquisto- che possono aiutare, vista la frenesia che spesso attanaglia il consumatore desideroso di “fare l’affare”, a non prendere la tradizionale fregatura:

 

1) Non fare acquisti, se non indispensabili, prima dell’avvio dei saldi. Nei giorni pre-saldi sarebbe opportuno fare un giro per i negozi e individuare i prodotti che potrebbero interessare, segnando i prezzi a cui vengono venduti, per poi verificare che nel periodo dei saldi il prezzo sia realmente calato;

 

2) Non fermarsi al primo negozio che pratica sconti, ma visitarne diversi e confrontare i prezzi esposti e la qualita’ della merce di riferimento (dopo non si potra’ rivendicare il cambio di un prodotto perche’ il negozio a cento metri piu’ in la’ vende lo stesso ad un prezzo dimezzato);
3) non lasciarsi ingannare da sconti che superano il 50% del costo iniziale. Nessuno regala niente. Difficilmente un commerciante ha ricarichi superiori al 50% a meno che non si tratti di un artigiano che produca da se’ e che nella determinazione del prezzo ha margini e logiche piu’ ampie;
4) ricordarsi che prezzi tipo “49,90” euro vuole dire “50,00” e non “49,00”.

 

5) Le forme di pagamento non differiscono da quelle abituali, perche’ siamo in presenza di transazioni commerciali e il prezzo di acquisto non modifica le regole. Quindi diffidare da chi impone il pagamento in contanti pur avendo esposta la segnalazione della convenzione con un istituto di carte di credito o bancomat. Si puo’ chiedere di usufruire di questa forma di pagamento, e in caso di diniego segnalarlo all’istituto di credito, che potrebbe anche annullare la convenzione con quel commerciante.

 

6) Guardare le etichette che riportano la composizione dei tessuti: i prodotti naturali costano di piu’, quelli sintetici meno. La percentuale di composizione puo’ variare notevolmente e incidere sul costo finale;
7) I capi d’abbigliamento riportano l’etichetta con le modalita’ di lavaggio e conviene sempre chiedere conferma al commerciante di cio’ che e’ indicato: la sua esperienza puo’ servire a prevenire spiacevoli sorprese dopo che si e’ portato il capo d’abbigliamento in lavanderia;
8) Essere pignoli. Di un capo verificare se e’ di pura lana vergine o di lana. La seconda lana puo’ essere riciclata, la prima no. Di un capo di cotone chiedere la provenienza: i prodotti provenienti dai Paesi asiatici possono essere trattati con pesticidi o antimuffe che al contatto con la pelle possono provocare allergie;
9) diffidare dei capi d’abbigliamento disponibili in tutte le taglie e/o colori: e’ molto probabile che non sia merce a saldo, ma immessa sul mercato solo per l’occasione e quindi con un finto prezzo scontato;

 

10) Diffidare dei negozi che espongono cartelli tipo “la merce venduta non si cambia”: esistono regole precise del commercio che impongono il cambio della merce non corrispondente a quanto propagandato o perche’ difettosa. Il fatto di essere in saldo, non significa che queste regole non siano valide. Ricordarsi che non esiste il diritto di recesso negli acquisti fatti in un esercizio commerciale: per cui se si e’ sbagliata la taglia o si e’ semplicemente cambiato idea, e’ solo la disponibilita’ del commerciante che puo’ ovviare al problema, ma non c’e’ un diritto del consumatore.

Van

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