Incontro con Chiara Boni, la sua Petite Robe a Firenze per Pitti

chiaraboni_pittimmagineAnni lontani, vissuti in un clima diverso, più leggero e decisamente più sereno, dove si intravede una silhouette quasi danzante, una massa di riccioli biondi, occhi stupiti pieni di mare, e una grande voglia di creatività. Sorprendere con idee non banali, promesse ma che anticipano quello che poi Chiara Boni ha mantenuto. Il suo lavoro ha sparigliato le carte della moda, dimenticati gli abiti per supermodelle crea indumenti per donne vere, lo stile fatto di abiti semplici e raffinati, togliendo e aggiungendo. Tolto tutto quello che è pesante, inutile, ovvio ha aggiunto poesia, reso le sue collezioni espressione dei cambiamenti della società con emozioni, vibrazioni e un tocco di contemporaneo romanticismo pur nella sua rigorosa semplicità. In una parola ha aggiunto classe.

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L’eco di un’eleganza d’altri tempi è riconoscibile negli accostamenti tonali del nero alla gamma delicata dei rosa cipriati, nelle pieghe fitte e leggere del plissè oltre che nei maliziosi inserti di tulle.  Offrono un’immagine a tutto tondo del percorso creativo che anima tutta la collezione invernale: morbide imbottiture trapunta, plastiche e svolazzanti baschine che dialogano con il rigore delle forme e delicati movimenti ad onda che si ripetono fin sulla coda dei lunghi abiti da sera. Romantici accenni per una sfilata di sparsa femminilità per la quale Chiara Boni ha immaginato un giardino di  donne-petalo, dagli abiti senza orlo, che sbocciano in un risveglio di sensualità. Seducente sensualità che si evince nei dettagli, nelle mani che accompagnano i gesti, nel sincrono armonioso del movimento assecondato dalla linee e dal tessuto performante.  Novità di stagione per La Petite Robe di Chiara Boni: pieghevoli ballerine-smart o décolleté, realizzate sempre nel pratico tessuto de La Petite Robe si abbinano agli abiti di collezione, seguendo un fresco gioco di inedite sperimentazioni. Le calzature sono una collaborazione in partnership con NR|Rapisardi di Firenze.

I suoi ”vestitini”, che sembrano fatti di nulla, sono pensati fino dal materiale, per donne speed, di corsa, tessuti leggeri adatti a trolley in giro per il mondo, abiti che non si spiegazzano per donne glamour che si spogliano e si rivestono secondo l’umore, secondo gli impegni, secondo l’amore.  Capi creati, indossati, indumenti garbati senza tempo, eleganti nella loro semplicità, e poi i colori:  il nero che diventa persino colore nel suo concetto di materia e poi l’esplosione dei rossi, dei glicine, del rosa acceso, flash aggressivi, sensuali e spudorati, sembrano quasi le risate di Chiara, e così, nelle sue creazioni si scopre il  mondo, quello di Chiara Boni, fatto di bon ton, di arte e di cultura, toni pacati, buone letture, compagnie selezionate; il suo è un mondo che attraversa una generazione della buona borghesia, una storia raccontata, con leggerezza, in flash back pieni di nostalgia, ricordi, attimi di dolore e poi la presenza discreta e fuggevole di persone, a lei care, di luoghi e di tempi. La sua è l’affermazione che lo stile è innato, e cieco come l’amore.

Chiara fa sognare, come gli abiti che crea; non per niente uno dei punti cardine della  filosofia di Diana Vreeland, un’icona di stile,  è che non può esserci bellezza senza emozione. E  finalmente, tra un aereo e l’altro, incontro Chiara.

Quando hai capito che la moda sarebbe stata cosi significativa nella tua vita? Da bambina. Ho frequentato per tanti anni con mia madre atelier e sartorie, l’osservazione mi ha svelato in modo naturale i segreti del corpo femminile e mi ha invogliata a valorizzarlo disegnando per ogni donna un abito che ceda alla libera interpretazione della personalità e delle forme.

Cosa o chi ha pilotato questa scelta? Ho iniziato a fare la stilista quando mi sono sposata, mio marito è stato per me un Pigmalione sostenendomi nell’apertura nel 1971 della fiorentina boutique-di-rottura  “You Tarzan, Me Jane” , la mia risposta ribelle al formalismo della Moda Italiana che imponeva rigore ed essenzialità.  A quei  tempi era impensabile che una ragazza ‘per bene’ si avviasse alla carriera stilistica ed io, rispettando il volere dei miei genitori,  prima del matrimonio gestivo un negozio d’antiquariato con un’amica.

Guardare all’estero: mercato USA e Oprah Winfrey che cosa hanno significato per te? Sto vivendo una stagione di grande felicità e soddisfazione creativa con i miei little dresses molto apprezzati e richiesti dal mercato americano al punto da aver conquistato il gusto  dell’ opinion leader internazionale Oprah Winfrey. Che emozione quando ci ha cercato! Oprah ha visto indosso alla sua assistente di produzione, nonché amica da 25 anni, Gayle King, un abito de La Petite Robe e ha subito detto: «Ne voglio uno uguale, della mia taglia». E come lei altre signore americane, da Manhattan al Texas, che non sono state raggiunte dal sistema pubblicitario, hanno incrociato da sole la mia moda, attraverso il passaparola delle amiche o delle proposte dei department store. È stata una piacevole conferma per noi, che in America non abbiamo neppure un ufficio stampa.

Chi è la donna adatta per La Petite Robe? Quale tipo di donna abbraccia le tue collezioni? La Petite Robe adotta strategie stilistiche che mirano ad assecondare con agilità il ritmo frenetico degli impegni quotidiani di una  donna contemporanea. Ripiegabili in micro buste di tulle, facili da lavare e che non necessitano di stiratura. Abiti di elegante praticità.

So cosa mi risponderai ma amo fartelo dire: chi è la donna più elegante che hai mai conosciuto? Mia madre. Ha influenzato il mio gusto ed il mio carattere, allontanandomi con il suo esempio dall’abitudine all’invidia e al  pettegolezzo.

 La crisi ha il potere di uccidere il fashion? Un prodotto che riesce ad affrontare in modo vincente la crisi è quello che offre qualità in modo competitivo, io ci provo con La Petite Robe. Una collezione deve essere ‘disponibile all’uso’ per risultare vendibile, il mondo del fashion è cambiato e mette in difficoltà chi non è riuscito ad adattarsi a questo cambiamento.

 Cosa vuoi comunicare con il tuo Brand? Quello che voglio comunicare è femminilità. Con le pieghe, le scollature, i drappeggi e le baschine lascio che la mia percezione della femminilità scolpisca il corpo e accarezzi l’anima del piccolo vestito che sarà un giorno indossato dalle clienti de La Petite Robe.

Anni ’80 a Firenze in Via del Parione “You Tarzan me Jane”, il successo in America ed ora il ritorno a Firenze per sfilare al Pitti Immagine: quale il segreto? Il segreto è il senso di insoddisfazione che alimenta la mia scintilla creativa. Interpreto con serietà il mio lavoro, quella serietà che supero con leggerezza mettendo alla prova il significato del limite. Sono alla continua ricerca.

 E la collezione che presenterai a Firenze al prossimo Pitti Immagine? Il Pitti Immagine è per me un’occasione unica per ritornare a far sfilare le mie creazioni su una passerella alla quale sono legata da un affetto denso di ricordi. La collezione presentata sarà l’ Autunno-Inverno 2014-2015 che traduce ispirazioni Fifties e impreziosisce di dettagli retrò la vestibilità contemporanea dei miei abiti da viaggio. Assecondando i dictat dello stile ’50, compaiono anche le scarpe da abbinare ai vestiti. Le calzature sono una licenza. Pieghevoli ballerine-smart, décolléte, stivali e zeppe realizzate sempre nel pratico tessuto de La Petite Robe che gioca a rinnovarsi con inedite sperimentazioni.

Chiara ancora oggi è rimasta magicamente una ragazza fiorentina, dolce e sicura, bellissima, la bocca sempre aperta al sorriso, gentile e garbata, la sua modernità non è stata intaccata; oggi le sue emozioni le riversa in soliloqui pieni di ricordi, di nostalgia, scritti “in punta di penna”, ricordi lontani, sensazioni miste ai rumori della natura, quasi che la natura faccia parte del suo bagaglio di esperienze, il rumore cadenzato del mare della Maremma, Roccamare e la sua pineta, i palpiti di una stella, i roseti che magicamente trasporta nelle nebbie di Milano, i batticuori di una adolescente, le tracce di una ragazza che ha cercato a lungo le sue ispirazioni.

Cristina Vannuzzi

La Petite Robe di Chiara Boni, la linea prêt-à-porter di uno dei personaggi più originali del Made in Italy, sarà Special Event della prossima edizione di Pitti Uomo / Pitti W. La stilista fiorentina, anima dell’iconica azienda del Made in Italy, presenterà la nuova collezione donna con una sfilata-evento mercoledì 8 gennaio 2014 negli spazi della Dogana di Via Valfonda, location strategica accanto alla Fortezza da Basso.

“Siamo felici che Chiara Boni abbia scelto la sua città e Pitti Uomo per presentare la nuova collezione de La Petite Robe”, dice Raffaello Napoleone, amministratore delegato di Pitti Immagine. “Chiara è una delle protagoniste indiscusse della moda italiana, la sua firma è una garanzia di creatività e sperimentazione nella silhouette femminile, attributi che da sempre contraddistinguono il suo stile, e che le hanno permesso di lanciare modelli di eleganza sempre nuovi, reinventandosi ogni volta. Sempre con un’attenzione al polso del mercato, e alle esigenze di praticità e comfort delle sue clienti affezionate. Come quelle che le stanno tributando una nuova scia di successo proprio in queste ultime stagioni”.
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