Gioconda a Firenze, Parigi nega il prestito e la giustificazione fa discutere

gioconda_vincetiLa Francia, la città di Parigi, il museo del Louvre mettono il veto sul prestito della Gioconda di Leonardo Da Vinci a Firenze. A battersi per rivedere esposto il prezioso quadro era stato nei mesi scorsi il professor Silvano Vinceti, presidente del Comitato nazionale per la valorizzazione dei beni storici. Silvano Vinceti è colui che ha cercato i resti di Lisa Gherardini del Giocondo, presunta modella di Leonardo, sepolta secondo i documenti storici, da esterna, madre di una monaca, nell’ex Convento fiorentino di Sant’Orsola.

“La signora Aurélie Filippetti, ministra della cultura e della comunicazione – scrive Vincent Bejrot, direttore generale dei patrimoni – mi ha trasmesso la richiesta dell’opera. Sensibile al desiderio di favorire l’accesso dei capolavori dell’umanità al massimo numero di persone, mi spiace non poter dare seguito favorevole alla richiesta. Il prestito avverrebbe con molti problemi tecnici. Più fondamentalmente, questo quadro è indissolubilmente legato all’immagine e alla reputazione internazionale del Museo del Louvre, che accoglie ogni anno più di 8 milioni di visitatori, venuti dalla Francia e da tutto il mondo, che non capirebbero se quest’opera vi fosse sottratta”

La risposta, dopo la raccolta firme e la richiesta ufficiale, arriva in una lettera firmata del Ministero per la cultura francese. La richiesta è di quelle che farebbero tremare i polsi di qualsiasi collezionista si trovasse a conservare un’opera di tale valore storico. Una richiesta azzzardata, spudorata, incosciente: una sana e geniale provocazione che ancora una volta ha messo a nudo il sistema.

La risposta ha fatto immediatamente discutere il mondo dell’arte e l’opinione pubblica. Si perché la giustificazione, comprensibile, suona nei termini come una vera e propria resa culturale, non limitandosi alle mere caratteristiche tecniche, pratiche, burocratiche, assicurative legate ad un simile evento, cosa che in molti hanno pensato e capito con largo anticipo, la Francia va oltre e indica nell’opera la vera attrazione del Louvre e della Francia. Senza la Gioconda tanto vale chiudere? Così qualcuno ha interpretato le parole di Parigi.  Come è possibile con oltre 380.000 oggetti e opere d’arte  di inestimabile pregio e valore conservate nel Museo più importante del mondo per numero di visitatori?

L’Italia molte volte ha ceduto opere che altri hanno saputo valorizzare e gestire a tal punto da creare imbarazzo al nostro Paese, ultimo in ordine cronologico è il caso di alcuni reperti appartenenti ai resti di Ercolano e Pompei che hanno riscosso un enorme successo all’estero, mentre nella vera Pompei continuano a crollare pezzi di pareti murarie nell’indifferenza ed impotenza delle autorità italiane.

La Valorizzazione professata da Vinceti ce la insegnano quei piccoli comuni italiani capaci di produrre turismo da umili ritrovamenti ben mantenuti e gestiti anche in economia. La Valorizzazione è uno stato mentale dell’arte, è uno stile di vita di chi ama la cultura. Riavere la Gioconda in Italia per celebrarne il furto avvenuto ad opera di un imbianchino italiano che la fece ritrovare a Firenze dove cercò di venderla ad un antiquario ritenendola erroneamente un’opera trafugata dai francesi, è un pretesto, bello e impossibile, che Vinceti ha sapientemente individuato per accendere i riflettori sulla estrema povertà del sistema museale capace di incensarsi e crogiolarsi per poi implodere davanti agli imbarazzi con i sotterranei pieni e le tasche vuote. La storia coglie l’umanità fondamentalmente incapace di vantarsi con profitto dei propri beni, inconsapevole dei propri mezzi.

Antonio Lenoci

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