Firenze festeggia il 2014 con Max Pezzali sul palco di Santa Maria Novella

max3Max Pezzali protagonista del Capodanno 2014 a Firenze. La popstar anima la notte di San Silvestro con un concerto in Piazza della Stazione di Santa Maria Novella per festeggiare l’inizio del nuovo anno. Così si chiude la prima parte del Max 20 Live Tour, lo spettacolo che Pezzali sta portando nei palazzetti di tutta Italia da novembre e che ha registrato il tutto esaurito. Per la seconda parte del tour invece bisogna aspettare febbraio quando partiranno le date del 2014. Durante la serata Max sarà affiancato anche da altri artisti e band fiorentine Plastic Man / Go!zilla /Martinicca Boison. Lo scorso anno fu la volta dei Subsonica, e ancor prima di Caparezza, Elio e Le Storie Tese, e Lucio Dalla con Irene Grandi e Negrita in collaborazione con Bologna nel 2009.

Capodanno fiorentino 2013-14. In piazza della Repubblica ci sarà il concerto swing e jazz, in Santissima Annunziata spettacolo gospel THE ANTHONY MORGAN’S INSPIRATIONAL CHOIR OF HARLEM, in piazza Signoria il tradizionale concerto di musica classica con l’ORCHESTRA SINFONICA DI LUGANSK – UCRAINA diretta dal maestro Giuseppe Lanzetta e in piazza Annigoni spazio alla musica dance e ai dj set NEW YEAR’S LIGHT 2014. L’organizzazione è affidata alle Nozze di Figaro.
Quest’anno poi la festa si allarga anche a Scandicci: il nuovo Centro Rogers della città sarà la ‘sesta’ piazza di Firenze con il concerto dell’Orchestra di piazza Vittorio e Ginevra di Marco.

Ma torniamo al protagonista della mezzanotte fiorentina, Max Pezzali che recentemente ha messo 22 anni di carriera in un libro, presentato proprio a Firenze. “I cowboy non mollano mai” racconta delle compagnie della scuola, i primi testi scritti con Mauro Repetto, il biondino dalle coreografie che hanno fatto storia. La nascita degli 883 è indissolubile dall’incontro con Claudio Cecchetto. Le avventure a Riccione con Rosario Fiorello che animava i villaggi, i Festivalbar, le settimane a Sanremo, il mondo della musica, gli amici, la famiglia, una generazione che prendeva coscienza di essere diversa, totalmente diversa rispetto al passato, che cercava di trattenerne i miti ma così facendo si confrontava con un futuro non propriamente all’altezza delle aspettative.

Max è nato a Pavia da una famiglia di ex lavoratori dipendenti, sempre impegnati a far tornare i conti nel negozio di fiori che avevano appena rilevato. Con i suoi occhiali dalle lenti spesse, era un nerd prima ancora che la parola nerd esistesse: odiava ogni tipo di sport e passava il tempo in soffitta a montare e verniciare modellini di aeroplani, fantasticando su cowboy e invasioni da parte di eserciti immensi. Frequentava gli amici punk, e si teneva alla larga dai compagni di classe della Pavia ricca e paninara, quella dei circoli di canottaggio e dei golfini portati sulle spalle. Al liceo aveva un compagno di classe di nome Mauro, che tutti chiamavano «Flash». Entrambi volevano scappare da lì, dai pregiudizi dei compagni e della loro città.
 I cowboy non mollano mai è la storia di Max Pezzali: i primi amici e i primi nemici tra i banchi di scuola, le serate al bar e quelle trascorse in cantina a scrivere canzoni e sognare l’America. E poi l’incontro decisivo con la musica: il punk, il post punk, il rap, Springsteen. Il successo inaspettato e l’epoca d’oro degli 883, l’esperienza alla Croce Rossa, le piccole sfide quotidiane e i grandi viaggi che ti fanno scoprire il mondo, le donne, la carriera solista, le tournée nei palazzetti e i rapporti difficili con la critica musicale italiana, la famiglia. E alla fine un figlio, da crescere e a cui raccontare tante storie fantastiche. Certe vite sembrano programmate per essere normali, finché a un certo punto succede qualcosa che le fa diventare straordinarie.“Ci ho pensato tante volte e forse non è una teoria così assurda: credo che gli 883 degli esordi abbiano avuto, nel loro piccolo, una funzione simile a quella dei Sex Pistols nei loro famosi concerti di Manchester. Nel 1976, tutti i ragazzetti che poi sarebbero diventati i Joy Division, gli Smiths, i Simply Red e tutte le altre band cittadine dell’epoca, andarono a vedere i Sex Pistols in concerto. Negli anni dei Genesis e dei Led Zeppelin, vedevi i Pistols che facevano quella roba lì, con quell’energia, quella spontaneità, e pensavi: «Voglio farlo anch’io!». Perché i Led Zeppelin e i Genesis non li potevi fare comunque. Non li avresti mai saputi fare, erano tecnicamente irraggiungibili. Il grande merito che riconosco ai primi 883 è stato proprio quello di aver fatto capire a un sacco di ragazzi che si poteva fare. Non bisognava essere belli per forza, non bisognava essere tecnici per forza, non bisognava essere impegnati per forza. Bastava avere la voglia, l’energia e la testa dura”

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