Clet, a Firenze il controverso artista francese famoso per gli irriverenti segnali stradali

20131214_120702 Clet Abraham è un artista e come ogni artista è amato e odiato, ma per questo mestiere l’importante è non passare inosservati. Arriva in bicicletta nel suo studio di via dell’Olmo (San Niccolò) e ci accoglie nell’angolo delle creazioni dove possiamo notare gli schizzi preparatori per i nuovi progetti, tra gomme, cacciaviti, matite ed appunti estemporanei impressi su qualsiasi supporto utile.

Firenze è contenta di ospitare un genio del nostro tempo? “Sento molta solidarietà da parte dei cittadini” ci racconta Clet, però se guardiamo su internet troviamo anche chi lo ritiene un imbrattatore da sanzionare. Alcune sue installazioni hanno fatto molto discutere, come il nasone applicato sulla Torre di San Niccolò, oppure l’uomo qualunque che mette un piede nel vuoto e dal ponte alle Grazie guarda Ponte Vecchio. “Ci sono Municipalità che preferiscono non incontrarmi ed altre che mi chiamano per collaborare“. Una bella collaborazione nasce ad esempio con i ragazzi delle scuole d’arte. “Un’esperienza splendida quella che mi è stata offerta di parlare ai ragazzi nelle scuole. Io non mi propongo, sono loro stessi che ne parlano agli insegnanti e poi mi invitano. Parliamo di tutto, del modo di vedere ed interpretare ciò che accade nel mondo, abbiamo parlato anche di politica ed elezioni, perché è da questo che nasce l’arte”

I suoi cartelli stradali, frutto di veri e propri blitz urbani vanno addirittura a ruba. “A Firenze c’è chi stacca gli adesivi. La Società dei Servizi alla Strada inizialmente mi permetteva di usare i cartelli dismessi, che tengono nei depositi all’aperto ad arrugginire. Poi hanno rotto i rapporti, non vogliono più avere a che fare con me e mi rifornisco direttamente da chi li realizza. In altre città invece, come Livorno, il Comune ha venduto i cartelli dismessi su e-bay a prezzi superiori ai miei. Basta poco per essere diversi, avere iniziativa, accogliere l’arte“. Ad ogni azione corrisponde una reazione: è la reazione che ci frega? “Firenze è radicata nella propria cultura, tende a fare il minimo sforzo possibile – commenta Clet – perché sa che tanto i turisti passano per quello che è già stato fatto e non per quello che fai adesso o farai”.

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Clet studia all’Istituto di Belle Arti di Rennes ed espone presso varie gallerie d’arte in Gran Bretagna, prima di trasferirsi a Roma, dove lavora come restauratore di mobili antichi: “Ho passato momenti molto difficili economicamente parlando, ad un certo punto ho dovuto decidere e buttarmi. Quanto ho fatto negli ultimi anni è servito a farmi conoscere e ad arrivare dove difficilmente sarei arrivato chiedendo semplicemente permesso”. Adesso va meglio “Non ho punti vendita, spedisco soprattutto all’estero”. E l’estero ringrazia offrendo spazio e prestigio.

Firenze, Bologna, Lucca, Milano, Palermo, Prato, Roma, Torino e poi Londra, Parigi ovunque è possibile incappare negli stickers dei cartelli stradali “Modificati rispettandone sempre la leggibilità” come sottolinea Clet che aggiunge “Spesso la ripetitività diminuisce la nostra percezione, non voglio farmene un vanto, ma se ti accorgi della modifica ti accorgi anche del cartello”.

Clet ha un dono, ma ha avuto anche coraggio, si è lanciato. E’ un genio? Probabilmente sì.

Antonio Lenoci

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