Amianto, Alberto Prunetti premiato a Firenze come migliore scrittore toscano

Ha vinto il premio organizzato nell’ambito della Festa della Toscana come migliore Scrittore toscano. Tra le motivazioni indicate dalla giuria la maniera in cui è stato trattato il tema delle vittime e la rappresentazione della vita in provincia.

La storia di Renato, operaio a quattordici anni. Uno di noi, anzi, uno di noi quando i protagonisti erano i nostri genitori. Renato è nostro nonno e nostro padre, è tutto quello che ci rappresenta di buono e di cattivo: è il marito che diventa babbo e che lavora per mantenere la famiglia, ma è anche l’operaio che nessuno ha saputo difendere. Ha respirato zinco e piombo, poi una fibra d’ amianto come una freccia è arrivata ai polmoni. Una malattia che non puoi curare con il lavoro, perché con quello ci mangi e ci fai crescere la famiglia, ma quando non ne hai veramente più, dopo aver dato tutto quello che potevi, allora il lavoro non ti può aiutare.
Una inchiesta scritta attraverso testimonianze dirette: ricordi di famiglia e aneddoti dei compagni di reparto, in fabbrica.

Tra le acciaierie di Piombino e quelle di Taranto, dalle raffinerie liguri agli stabilimenti di Casale Monferrato. Alberto si muove su un terreno delicato ed instabile dove tutti camminiamo, ma nessuno vuole guardare a terra. Un testo commovente e tragico che rappresenta meglio di qualsiasi cronaca una realtà che ha accompagnato la storia d’Italia e che adesso, a distanza di anni, torna con tutto il suo carico di rabbia, dolore e frustrazione e mostra i cocci che qualcuno, nonostante tutto, non si è ancora stancato di nascondere sotto al tappeto.
Alberto Prunetti è nato a Piombino nel 1973. Suo padre era saldatore e tubista. Ha scritto Potassa (2003), L’arte della fuga (2005) e Il fioraio di Perón (2009). Ha collaborato con “il manifesto” e “A-Rivista” ed è redattore di Carmillaonline. Ha pubblicato reportage narrativi su La Repubblica e Il Manifesto.

Antonio Lenoci

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