L’Italia gioca il David, il gigante ha spalle larghe ma di nani neppure l’ombra

In foto disegno di Tanino Liberatore

In foto disegno di Tanino Liberatore

Toscana all’Expo 2015 con il David di Michelangelo, siamo pronti a dare di noi l’immagine migliore: la solita.

L’Italia sceglie Firenze e incorona il capolavoro simbolo della città a vessillo dell’intera Nazione. La Toscana sarà presente a Milano con uno stand di 240 metri quadri. Attrarre almeno una fetta di quei 20 milioni di visitatori stimati per l’Expo 2015 sarà l’obbiettivo da centrare.

Per rappresentare il Padiglione Italia è stato scelto il David: la notizia è stata data da Diana Bracco, presidente della fiera e commissario del padiglione. Annuncio che in un click fa il giro del web perché Michelangelo val bene una visita. Qualcuno si è spinto addirittura oltre, quando si dice che la comunicazione è importante, riportando la notizia del prestito dell’opera. Quella originale.

Rieccoci: quando il mondo ci chiede la carta d’identità noi ci giochiamo sempre il Rinascimento, con la cialtroneria di chi sa che tanto sarà esentato dal rinnovo. Non ci pensiamo due volte ad andare a recuperare dalla soffitta polverosa e malandata gli antichi simboli del genio italico, quelli che l’hanno reso grande nel mondo e che hanno fatto del nostro il Bel Paese. Se poi per il resto dell’anno la casa del David, quello autentico, la Galleria dell’Accademia, come gli altri musei italiani non brillano per efficienza la colpa è della carenza di personale e prima ancora degli elevati costi di gestione che un patrimonio artistico così ingente comporta. Costi quasi sempre sacrificabili e sacrificati.
In quel caso gli occhi di turisti e stranieri possono guardare, restare delusi se credono, e poi anche lasciarci in pace. Ne abbiamo tanti di tesori d’arte, troppi. Il mondo ce li invidia, si ostina a identificare l’Italia con il suo patrimonio culturale, mentre noi la storia dell’arte l’abbiamo quasi abolita dalle scuole.

Quella che verrà collocata nel Padiglione Italia sarà una copia del David,  per individuare il falso migliore verrà nominata una commissione ad hoc.
“Vogliamo contribuire al rilancio del paese, il David ha un valore emblematico” così ha detto la dottoressa Bracco. Il David è emblematico, verissimo: il pastore fanciullo che con la sola fionda e con l’astuzia sconfigge il gigante dalla forza bruta. Un mito suggellato dalla storia di Michelangelo e del suo capolavoro: la perfezione scolpita in quel marmo abbandonato.
Nei secoli diverrà di volta in volta simbolo e allegoria di vari momenti della storia fiorentina e italiana; ripreso e reinterpretato da pittori, scultori, artisti e poeti di ogni epoca. Stavolta si appresta a incarnare la metafora di un’Italia che vuole superare la crisi ricominciando dai propri talenti, dalle proprie risorse.

La soprintendente al Polo Museale Fiorentino Cristina Acidini,si è sentita obiettare: “Ma il David tra salami e formaggio non è una blasfemia?”. E’ ortodosso invece trovare tra le bancarelle fiorentine grembiuli tricolore con esposti i genitali dell’eroe biblico? Complicato spiegare a chi stampa e vende souvenir in piazza che esistono simboli e simboli.

“Sono contento per la scelta del David” ha aggiunto Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana “L’Italia ha bisogno di ritrovare fiducia in se stessa, è importante credere in noi stessi e mostrare al mondo ciò che siamo capaci di fare”.

Ma resistere sfoderando l’arma della nostalgia fine a se stessa è davvero il  modo migliore per guardare al futuro o piuttosto non fa che sottolineare lo stallo economico e culturale in cui siamo bloccati da troppo tempo?
Il David dovrebbe dire e dirci che la crisi economica si batte solo con il Made in Italy. Ma è un errore pensare ancora che il mostro abbia origini barbare; le aziende italiane sono ferme per colpe soprattutto nostre, resistono i brand del  lusso e dell’ eccellenza italiana che trovano mercato all’estero, la domanda interna invece è ferma. E se stavolta anche Golia fosse Made in Italy?

Filomena D’Amico 

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