Firenze Marathon 2013, l’evento vissuto dall’Ufficio Stampa

La domenica della Firenze Marathon? Contrariamente a quello che si può pensare non è il giorno più intenso per il responsabile dell’Ufficio Stampa.

La Maratona del giornalista
marat_parteIl vero e proprio lavoro comincia, anzi, è cominciato, il lunedì successivo all’edizione 2012, quando si controllano i giornali, i siti, i social, per capire come è stata interpretata la manifestazione, l’evento, se il
tutto combacia con le tue sensazioni e col messaggio che secondo te sarebbe dovuto “passare”.
Poi ci si avvicina alla maratona, attraverso redazionali, mailing list da scrivere, comunicazione a 360 gradi, riunioni mensili serali, le varie altre manifestazioni podistiche che il gruppo organizza e che scandiscono l’annata.
Un lavoro che aumenta di anno in anno perché Firenze Marathon mette sul tappeto, soprattutto per gli ultimi due giorni di vigilia e per il giorno della gara, sempre più eventi collaterali; ed è giusto, bello e doveroso cercare di enfatizzarli tutti, far capire ai colleghi che scrivono o che raccontano il valore, la genesi e il significato di ciascuno.
Si arriva alla conferenza stampa ufficiale di presentazione, anche quella è una vera e propria festa, se non per il dilemma fisso dei giorni precedenti: condensare o ampliare ogni singolo passaggio del comunicato stampa? Poi devi sempre stare attento a non annodarti al microfono in sala, fare le foto e qualche immagine video, per scrupolo e immediatezza, anche se c’è chi, dell’organizzazione e non, è specificamente deputato a realizzarle. Ma non si sa mai.
Arriviamo ai due giorni del Marathon Expo, l’ufficio stampa da organizzare e da arredare, i collaboratori che devono essere “innescati”, la consegna degli accrediti (bello vedere sfilare davanti ai tuoi occhi di volta in volta i colleghi, capisci che in tanti si stanno interessando all’evento); ma è all’Expo vero e proprio che cerchi spunti e annusi l’aria che tira. Poi c’è la cena di gala del sabato, quella dove vai con la cravatta. Hai preparato tutto il materiale che ti può servire l’indomani. Hai predisposto l’abbigliamento che indosserai? Rigorosamente “a cipolla” per togliere eventualmente via via “pezzi” nelle ore più calde della mattinata.

Le due di notte scoccano inevitabilmente fino a che riesci a toccare il letto; un’ultima occhiata all’IPhone per vedere se il meteo dell’indomani fosse improvvisamente e inopinatamente cambiato.

La sveglia alla sua ora si attiva, ma quasi sempre già da qualche decina di minuti hai aperto gli occhi, potenza dei bioritmi. Pass al collo, si sale sulla macchinina elettrica Twizy che l’organizzazione ti ha messo a disposizione. Con quella, griffata Firenze Marathon, si arriva fino alla linea di partenza, dove ti allinei nel posto prestabilito e ti senti Alonso quando si schiera in griglia. Gli occhi dei tanti appassionati al di la delle transenne te li senti appiccicati addosso, imbarazzo e piacere allo stesso tempo. Qualcuno ti chiama e ti saluta, e quando accade il sorriso si allarga, sicuramente più dentro di te che nella bocca.

Scatto le prime foto da trasmettere ai colleghi della “squadra” dell’ufficio stampa, che hanno raggiunto nel frattempo la postazione sul traguardo (accertandoti via Whatsapp che tutti siano in posizione), e la diretta Facebook può cominciare.
Come da programma la prima metà gara me la faccio insieme ai corridori, silenzioso e agile sulle mie quattro ruote elettriche, seguendo ora il gruppo di testa ora fermandomi per vedere il gruppone degli 11mila che sfila (spettacolo unico!). Alle Cascine, tappa obbligata, perché si vede il gruppo sfilare nelle due direzioni: top runners, contro resto del mondo.
Dopo il gonfiabile della mezza maratona si schizza via al traguardo. La squadra sta seguendo il piano di battaglia tracciato e tutto procede.

La gara che fin’ora hai visto dal vivo assume tutto un altro aspetto. Un occhio ai fogli, uno al monitor, un orecchio allo speaker. Arrivano i primi diversamente abili in carrozzina, sta per arrivare il vincitore, arriverà la prima donna. E da questo momento in poi i vari tasselli del puzzle devono diventare il comunicato finale, le foto devono stare insieme. Fino a quando stanno per scoccare le sei ore di gara, tempo limite. Una foto e via, l’assedio ai tecnici di Tds per avere i dati definitivi degli arrivati al traguardo, ultima rotella mancante per completare il lavoro.

Qualche ora di relax, come se l’avessi corsa anche io, siti internet che scorrono davanti agli occhi, l’adrenalina che scende, ma lentamente.

Mattino seguente, è lunedì. “Dammi tutti i giornali, grazie!”. Ma l’edicolante si è già attivato per comporre la pila sin dal momento in cui mi ha visto aprire la porta del negozio, col giaccone che indossavo il giorno prima, quello col logo della maratona: “E’ andata bene la maratona, eh?!”, mi fa, conoscendo in anticipo la risposta. E sono già al lavoro per la Firenze Marathon del 2014.

Carlo Carotenuto

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