La Toscana scopre l’Albergo Diffuso, ma esisteva già

diffuso_albergoSoggiorni fast, guarda e scappa, questo è il turismo degli anni 2000. Regola d’oro spendere il meno possibile. Utilizzando il web, la comparazione prezzi, i feedback dei siti con i commenti dei clienti, le dritte dei blogger turisti. Tutto, pur di sopravvivere senza farsi mancare un bel soggiorno. In questo contesto la Toscana ha scoperto negli ultimi giorni l’Albergo Diffuso. Di cosa si tratta?
Qualcuno ha pensato che l’amministrazione regionale avesse aperto la strada per un ritorno di massa alla vita rurale: una casa colonica abbandonata, recuperata senza intento di speculazione, divisa in stanze, distribuita a giovani e volenterose famiglie, dove vivere di agricoltura ed allevamento di bestiame.
Non si tratta di questo, non ancora almeno.

Si tratta invece di una vera e propria proposta turistico/ricettiva che offre i consueti servizi alberghieri: accoglienza, ristorazione, pernottamento, colazione, informazioni turistiche, spazi comuni di svago e relax in case o parti di esse non troppo distanti l’una dall’altra e soprattutto dalla reception comune.

Importante: l’Albergo Diffuso non va costruito. Occorre necessariamente recuperare quello che già c’è: case di un borgo antico ad esempio, una fattoria con fienile e stalle annesse, oppure un ex complesso monastico farebbero al caso.
Ristrutturare è la filosofia principale. Ristrutturare e recuperare tutto ciò che il passato ha sparpagliato per il circondario: arredi, quadri, ricette, utensili, usi, costumi, tradizioni, nonni e leggende.

Quando è nato l’Albergo Diffuso? Nel 1982 in Friuli quando un gruppo di lavoro chiamato a recuperare turisticamente case e borghi ristrutturati a seguito del terremoto degli anni ‘70 ha ideato un nuovo modello di ospitalità.
Ma è solo con Giancarlo Dall’Ara, docente di marketing turistico, che il modello è stato riconosciuto formalmente per la prima volta in Sardegna con una normativa specifica del 1998 (Quella stessa Sardegna che nelle ultime settimane è stata etichettata come il fanalino d’Italia per infrastrutture, organizzazione territoriale ed amministrazione, ndr).

Immediato è arrivato il giudizio negativo degli albergatori: “Permane, nel Consiglio Regionale, un metodo di legiferare che ha prodotto solo abusivismo ed evasione, piuttosto mettiamo mano ad una seria riforma del Testo Unico delle Leggi Regionali per il turismo”, è la condanna senza appello che il presidente toscano degli albergatori, Paolo Corchia, ha espresso contro il disegno di legge approvato. “E’ intollerabile – ha aggiunto Corchia – che il disegno di legge sul cosiddetto Albergo Diffuso venga contrabbandato come una soluzione per far emergere il diffuso abusivismo con conseguente evasione di tributi come la Tassa di Soggiorno. Definire albergo una serie di unità immobiliari distribuite in uno spazio distante dal nucleo centrale è ridicolo ed offensivo per le imprese che fanno attività ricettiva e che già oggi, grazie ad una legislazione permissiva, sono sottoposte alla sleale concorrenza di chi non applica il contratto di lavoro, non ha obblighi di legge per la sicurezza e la tutela del cliente, usufruisce di agevolazioni e sconti fiscali”. Fare rete, fare sistema, insomma, ma non troppo. Soprattutto, a sentire gli albergatori, non per coprire con una reception comune una situazione in cui la reception non esiste proprio perché ad affittare l’appartamento non si era neppure pensato o si faceva però così. Tra amici.

Pierpaolo Tognocchi, esponente PD e primo firmatario della legge si aspettava le critiche per la mancanza di limiti: “Siamo tra le ultime regioni italiane che si dotano di questo strumento legislativo. Abbiamo alla fine deciso di non mettere un tetto massimo di abitanti proprio perché molti piccoli borghi, potenzialmente interessati a questa formula di accoglienza, fanno parte di comuni molto popolati. Attraverso il regolamento attuativo della legge la Regione potrà provvedere ad inserire tutte le garanzie necessarie“. Il regolamento: che sarà abbozzato, rivisto, corretto ed emendato.

In pratica, per il turista, con questa nuova legge nascono alberghi diffusi anche in Toscana? Non esattamente. C’erano già. Queste ad esempio sono alcune strutture già presenti ed operative in Toscana:

http://www.borgogiusto.it/

http://www.castellaredenoveschi.com/

http://www.borgodeicorsi.it/

http://www.ilborgodisempronio.it/

http://www.locandasenio.com/

Un pó casa e un pó albergo, per chi non ama i soggiorni in hotel; questa é in poche parole la nuova forma di ospitalità che prende il nome di Albergo Diffuso. Le sue componenti sono dislocate in immobili diversi, che si trovano all’interno dello stesso nucleo urbano. L’aggettivo “diffuso”, denota dunque una struttura orizzontale e non verticale come quella degli alberghi tradizionali, che spesso assomigliano ai condomini.
L’Albergo Diffuso si rivolge ad una domanda interessata a soggiornare in un contesto urbano di pregio, a vivere a contatto con i residenti, più che con gli altri turisti e ad usufruire di normali servizi alberghieri, come la colazione in camera od il servizio ristorante.
L’albergo diffuso si é rivelato particolarmente adatto per valorizzare borghi e paesi con centri storici di interesse artistico od architettonico, che in tal modo possono recuperare e valorizzare, vecchi edifici chiusi e non utilizzati ed al tempo stesso possono evitare di risolvere i problemi della ricettività turistica con nuove costruzioni.
(G. Dall’Ara, Un pó casa ed un pó albergo, “I Viaggi di Repubblica”, 15 Maggio 2003)

AL

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