Matteo Renzi dalla Ruota di Mike a Vanity Fair

vanity2Il modello Firenze è soprattutto lui, Matteo Renzi: il sindaco aspirante premier che si mette in posa, ammicca all’ obbiettivo e lo fa come se non avesse mai fatto altro.
La nostra generazione ha visto avvicendarsi politici sempre meno ingessati e più inclini a offrire di se’ una versione pop, parola che meglio di altre inquadra gli anni ’80, quelli in cui il ragazzo di Rignano sull’Arno, conosciuto da Berlino a New York, passando per le Cascine e Sidney, è cresciuto ed ha maturato il suo desiderio di affermazione.

Ma gli anni ’80 sono già storia di ieri ed il sindaco di Firenze che deve la sua fama al concetto di Rottamazione non ammette nostalgia, al massimo un pizzico di vintage.

Il ventennio berlusconiano ci ha abituati ad una politica che si è spostata dalle piazze al salotto di casa, quello dove il pubblico televisivo ascolta, guarda, sgranocchia e nelle pause pubblicitarie fa una corsa al bagno. Un elettorato che si informa tra uno spot e l’altro. Se il messaggio non riesce ad essere veicolato con istantanea efficacia, la giusta dose di telegenia ed abbondante simpatia allora chi parla non diventerà mai un leader.

I parallelismi tra il Cavaliere e Renzi tornano a scadenza regolare negli argomenti di critici ed analisti politici: abilità di comunicazione, empatia e carisma quasi sempre le note comuni.
Silvio però ha inventato e poi usato la sua televisione, Matteo l’ha assorbita come una spugna, ne ha capito i tempi e l’utilità. Con Renzi la politica, come la moda, ha unito il pop al glamour ed è  diventata “cool”.

Matteo Renzi ex studente dell’Università e prima ancora del Liceo Dante di Firenze arrivato alla presidenza della Provincia, indossava cravattoni celesti e completi in velluto marrone a coste, qualche anno in meno e diversi chili in più. Una faccia da bravo ragazzo ma con poco appeal. Sotto i riflettori ci è andato per gioco, con la Ruota della Fortuna di Mike Bongiorno. Ma con Mike non era mai un gioco, se eri lì, accanto a lui, c’era sempre un motivo. Eppure tra quella partecipazione al popolarissimo quiz televisivo e l’ultima copertina di Vanity Fair il filo rosso c’è ma non ha niente a che fare con la politica. Semmai con la vanity.

Il politico vecchio stile ce lo siamo perso nel 1993, ma Renzi oggi va oltre e quel gesto di allacciarsi la cravatta come un Justin Bieber qualunque la dice lunga e rappresenta un inedito nella politica italiana.
Partecipare ad un programma di Maria De Filippi, incontrare Flavio Briatore, presentare il libro di Roberto Cavalli: ragazzi per vincere bisogna piacersi e soprattutto piacere.  Cosa sogna di fare da grande, messa da parte la parentesi politica? Diventare presentatore tv.

Il pubblico ha preso il posto dell’elettorato e più che compiacerlo la necessità è sorprenderlo, anticiparlo. Non importa il trucco, conta l’effetto. Il suo parlare semplice, i suoi avversari dicono semplificato, buca lo schermo. La sua carica eversiva convince molto più che l’evocazione di un’unità di cui non si percepisce la consistenza.

Ma l’Italia attraversa il suo momento di crisi peggiore, la macchina amministrativa sta vivendo la fase di mediazione più difficile dai tempi della Costituzione della Repubblica. E’ davvero Matteo Renzi l’uomo giusto, colui che riuscirà a imprimere il cambiamento? Per il momento il personaggio Renzi è talmente forte da risultare impermeabile ad un’analisi politica basata su fatti concreti. Ricordate Happy Days? Gli è tutto permesso, lui è il Fonzie.
Il pubblico è pronto a soffrire ciò che qualcuno ha definito il ‘male minore’ e che per altri invece resta un ‘grande bluff’.

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